Avv. Generoso Yuri Restina
Titolare dello studio, responsabilità sanitaria
Ci raccontate cosa è successo. Un avvocato legge personalmente il vostro caso e vi risponde entro 24 ore, dicendovi se ci sono i presupposti per agire. Senza impegno e senza anticipo.
Quella che fuori si chiama malasanità, in un'aula si chiama responsabilità sanitaria. Il risarcimento per la morte di un familiare spetta quando il decesso è conseguenza di una condotta sanitaria colposa, che sia diagnostica, terapeutica, chirurgica o organizzativa, e quando fra quella condotta e la morte esiste un nesso causale. La materia è regolata dalla legge Gelli-Bianco (L. 24/2017) e dagli artt. 1218, 2043 e 2059 del Codice civile.
La diagnosi non arriva, arriva tardi o è quella sbagliata. Un infarto trattato come gastrite, una sepsi che nessuno riconosce, un referto che resta nel fascicolo senza che venga riletto.
ParlarneUn intervento che non andava fatto, oppure fatto male. La lesione di un organo vicino, una complicanza che in sala viene riconosciuta quando è ormai tardi.
ParlarneUn’infezione contratta in reparto o in sala operatoria. Qui la struttura risponde, a meno che non dimostri di aver applicato i protocolli di prevenzione.
ParlarneLa terapia giusta arriva quando non serve più. Ore di attesa in pronto soccorso, un trasferimento deciso troppo tardi, una sala operatoria che non era libera.
ParlarneIl farmaco sbagliato, il dosaggio sbagliato, un’interazione che nessuno ha verificato. Oppure una terapia portata avanti mentre in cartella i segni di allarme c’erano già.
ParlarnePersonale insufficiente, turni scoperti, apparecchiature ferme, protocolli di sicurezza che esistono solo sulla carta. In questi casi a rispondere è l’ospedale, prima ancora del singolo operatore.
ParlarneNon ogni esito infausto è un errore medico. Esistono complicanze imprevedibili e malattie che nessuna terapia avrebbe fermato, ed è la ragione per cui il primo passaggio è una verifica tecnica. Se i presupposti non ci sono ve lo diciamo subito, invece di aprire una pratica destinata a chiudersi male.
La prima fase è gratuita e serve a capire se il caso ha fondamento: solo se la risposta è sì si passa alla perizia. Dalla prima telefonata alla definizione passano in media da 8 a 18 mesi in via stragiudiziale; in giudizio i tempi dipendono dal tribunale competente.
Ci raccontate cosa è successo e mettiamo insieme la documentazione che avete già. Entro 24-72 ore vi diciamo se il caso merita un approfondimento tecnico.
Un medico legale e uno specialista della disciplina coinvolta leggono la cartella clinica, cercano lo scostamento dalle linee guida e verificano il nesso causale con il decesso.
Inviamo la richiesta risarcitoria alla struttura e alla sua assicurazione, esperiamo il tentativo obbligatorio di conciliazione previsto dall’art. 8 della L. 24/2017 e, se non basta, andiamo in causa.
Valutiamo insieme ogni proposta che arriva. Accettarla o proseguire in giudizio è una decisione vostra: il nostro compito è spiegarvi cosa comporta l’una e cosa comporta l’altra.
Non anticipate nulla: il compenso è dovuto solo a risultato ottenuto.*
* Il patto di quota lite è vietato (art. 13, comma 4, L. 247/2012).
È invece legittimo, ed è ciò che pratichiamo, pattuire per iscritto un
compenso commisurato al risultato, indicato nel preventivo prima di iniziare.
Seguo personalmente ogni pratica, dal primo colloquio all'ultima udienza. Non troverete un centralino fra voi e me, e non vi dirò mai che un caso è forte quando non lo è.
Titolare dello studio, responsabilità sanitaria
Lo studio si avvale di medici legali e specialisti esterni: il consulente viene scelto di volta in volta in base alla complessità del caso e alle specifiche esigenze del cliente.
Risposte brevi e verificabili, con il riferimento normativo sempre indicato. Nessuna promessa di esito: chi ve la fa non è credibile.
Malasanità è una parola del linguaggio comune, non una categoria giuridica: in nessuna legge italiana esiste il reato o l’illecito di malasanità. Quando un caso arriva in tribunale prende il nome di responsabilità sanitaria, e si divide in due: quella della struttura, che risponde per inadempimento del contratto di spedalità (art. 1218 c.c., prescrizione dieci anni), e quella del singolo professionista, che di regola risponde a titolo extracontrattuale (art. 2043 c.c., prescrizione cinque anni). La cornice è la legge Gelli-Bianco (L. 24/2017). La differenza non è terminologica: cambia chi deve provare che cosa, e cambiano i termini entro cui si può agire.
Non esiste una cifra valida per tutti, e diffidate di chi ve ne indica una prima di aver letto la cartella clinica. La voce principale è il danno da perdita del rapporto parentale, che i tribunali liquidano con le tabelle a punti elaborate dall’Osservatorio sulla giustizia civile di Milano, come richiesto dalla Cassazione (Cass. civ. III, n. 10579/2021). Il punteggio dipende da parametri concreti: rapporto di parentela, età della vittima e del superstite, convivenza, presenza di altri familiari, qualità documentata del legame. A questa si aggiungono, quando ricorrono, il danno patrimoniale per il venir meno del contributo economico della vittima, le spese sostenute, e ciò che è maturato in capo alla vittima prima di morire (danno biologico terminale e danno morale catastrofale) quando fra l’evento e il decesso è trascorso un intervallo apprezzabile. Il calcolo si fa sul fascicolo, non a preventivo.
La prima valutazione è gratuita e non vi impegna. Il compenso viene concordato per iscritto in un preventivo prima di iniziare e, nei limiti consentiti dalla legge, può essere commisurato al risultato. Il patto di quota lite in senso stretto è vietato (art. 13, comma 4, L. 247/2012), ma la stessa norma permette di legare il compenso all’esito della pratica. Le spese vive, come la perizia e il contributo unificato, ve le indichiamo in anticipo, voce per voce.
Una definizione stragiudiziale richiede in genere da 8 a 18 mesi. Se serve il giudizio i tempi si allungano e dipendono dal tribunale competente e dalla complessità della consulenza tecnica d’ufficio. Tempi certi non ve li può garantire nessuno.
Bastano poche cose: la cartella clinica completa, la documentazione del decesso e un vostro racconto dei fatti in ordine di tempo. Alla richiesta di accesso alla cartella possiamo pensare noi, così come al recupero degli altri atti presso la struttura sanitaria se non avete ancora nulla in mano.
Il termine di prescrizione è di dieci anni nei confronti della struttura sanitaria (responsabilità contrattuale, art. 2946 c.c.) e di cinque anni nei confronti del singolo medico dipendente (responsabilità extracontrattuale, art. 2947 c.c.). Se il fatto costituisce reato, e l’omicidio colposo lo è, può applicarsi il termine più lungo previsto per il reato. Il termine decorre dal decesso oppure dal momento in cui i familiari hanno potuto conoscere l’errore.
È un rischio che esiste e che va detto prima, non dopo. In caso di soccombenza il giudice può porre a vostro carico le spese di lite della controparte, salvo compensazione. Le condizioni del nostro compenso e il trattamento delle spese vive sono definiti per iscritto nel preventivo prima di iniziare, proprio perché sappiate in anticipo a cosa andate incontro. Se dall’analisi preliminare il caso non regge, ve lo diciamo e non lo apriamo: è il motivo per cui la prima valutazione è gratuita.
Agiscono iure proprio il coniuge o la parte dell’unione civile, il convivente stabile, i figli, i genitori, i fratelli e le sorelle; nonni e nipoti quando il legame affettivo è concreto e dimostrabile. Gli eredi possono inoltre far valere iure hereditatis i danni maturati in capo alla vittima prima del decesso.
Occorre provare il nesso causale secondo il criterio del «più probabile che non» (Cass. SU civ. 576/2008), che in sede civile è meno rigoroso dell’«alto grado di credibilità razionale» richiesto in sede penale (Cass. SU pen. 30328/2002, Franzese). Nella pratica il medico legale ricostruisce la cartella clinica, individua lo scostamento dalle linee guida ex art. 5 L. 24/2017 e stabilisce se una condotta corretta avrebbe dato al paziente concrete e apprezzabili possibilità di sopravvivenza. Non è richiesta la certezza, ma una probabilità qualificata.
No. Molte pratiche si chiudono in fase stragiudiziale con la compagnia assicurativa della struttura. La legge Gelli-Bianco (art. 8, L. 24/2017) impone comunque, prima della causa, un tentativo obbligatorio di conciliazione: consulenza tecnica preventiva ex art. 696-bis c.p.c. oppure mediazione. È spesso in quella sede che la vertenza trova un accordo.
Un avvocato leggerà personalmente il vostro caso e vi risponderà entro 24 ore. Se non ci sono i presupposti per agire lo saprete subito, senza spese e senza giri di parole.
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328 826 7392Risarcimento Decesso Medico
Lunedì-venerdì, 10:00-19:00
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